L’arte della seta, gelosamente custodita entro i confini della Cina per secoli, si diffonde in Europa grazie allo nascita e allo sviluppo dei commerci con l’Oriente.
Venezia diffonde questa nuova cultura del commercio con l’Oriente anche nei territori occupati, tra questi Rovereto, borgo anonimo sino a quando nel 1416 legò il proprio nome a Venezia e in un secolo quasi pose le basi di un’identità che prese forma nei secoli successivi e ancor oggi perdura nel tessuto culturale, economico e territoriale.
L’attività economica della città si fonda sul “lavoriere” della seta che qui vi trovò le condizioni ideali per il suo sviluppo; con essa Rovereto ha visto la nascita e il declino di un’attività che l’ha resa una delle realtà più importanti in Europa nel settore del commercio.
Grazie a questo filo di seta, dal 1500 ai primi anni del 1900, si sono tessute le fila di una prosperità culturale e sociale che hanno innalzato Rovereto a città di cultura vantando la presenza di personaggi illustri che, o perché vi sono nati e vissuti o, semplicemente, perché vi hanno soggiornato per periodi più o meno lunghi, hanno lasciato un segno indelebile nella storia culturale della città.
Segni che troviamo ancora oggi passeggiando per luoghi insoliti e curiosi, fuori dai percorsi classici, riscoprendo espressioni tipiche del vivere roveretano, ammirando gli storici palazzi, i filatoi, i percorsi delle rogge, le vie e le calli del centro storico, l’imponente maniero.
“Il filo perduto”  vuole riscoprire e recuperare l’identità e le  emozioni della città nei suoi delicati equilibri, nelle sue trasformazioni  urbane, nelle sue manifestazioni artistiche alla riscoperta di miti e leggende senza tempo che i suoi celebri personaggi ci hanno lasciato come eredità da vivere.